La malattia di Alzheimer resta una delle sfide più difficili della medicina contemporanea. Colpisce la memoria, la personalità e l’autonomia di milioni di persone, con numeri in costante crescita: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2025 ci saranno oltre 78 milioni di casi nel mondo.
Un nuovo studio britannico apre ora uno spiraglio. I ricercatori dell’Università di Lancaster, in Inghilterra, hanno individuato due regioni specifiche della proteina Tau che potrebbero essere la chiave per rallentare o addirittura fermare la degenerazione neuronale tipica dell’Alzheimer. E hanno sviluppato un farmaco sperimentale, RI-AG03, che sembra agire proprio su quei punti strategici.
Cosa sono le proteine Tau e perché diventano un problema
Nel cervello sano, le proteine Tau hanno il compito di stabilizzare i microtubuli, strutture che funzionano come “binari” per il trasporto di nutrienti e segnali nelle cellule nervose. Tuttavia, nelle persone affette da Alzheimer, queste proteine perdono la loro forma corretta, si aggregano e formano grovigli tossici noti come “ammassi neurofibrillari”.
Questi ammassi ostruiscono i neuroni, impedendo loro di funzionare e sopravvivere. Il risultato? Una progressiva perdita di memoria, capacità cognitive e comportamentali. La morte neuronale diventa irreversibile.
La scoperta: due “punti caldi” dove intervenire
Secondo lo studio britannico, ci sarebbero due “hotspot” molecolari nella proteina Tau dove l’aggregazione avviene più facilmente. Intervenire lì potrebbe bloccare il processo patologico alla radice.
Il team ha quindi sviluppato un inibitore peptidico, chiamato RI-AG03, progettato per legarsi esattamente a quelle zone critiche. L’obiettivo è semplice: impedire che le proteine Tau si attorciglino tra loro, mantenendole nella loro forma funzionale.
Primi test: le mosche vivono di più e senza degenerazione
Per testare il nuovo composto, i ricercatori hanno scelto un modello animale molto usato nella ricerca genetica: le mosche Drosophila. Questi insetti sono facili da manipolare geneticamente e hanno un ciclo di vita breve, ideale per studi rapidi sull’invecchiamento.
I risultati sono incoraggianti:
- Le mosche trattate con RI-AG03 hanno mostrato un blocco della neurodegenerazione tipica dell’Alzheimer.
- La loro aspettativa di vita è aumentata di circa due settimane, un risultato importante considerando che normalmente vivono appena 4–6 settimane.
- Le analisi post-mortem del cervello degli insetti hanno rivelato una drastica riduzione delle fibrille Tau tossiche.
E sulle cellule umane? I test continuano
Il team ha anche effettuato esperimenti su cellule umane modificate, introducendo la proteina Tau alterata per simulare le condizioni tipiche dell’Alzheimer. Anche qui, RI-AG03 ha dimostrato di penetrare efficacemente nelle cellule e di ridurre l’aggregazione delle proteine.
Questo passaggio è fondamentale: molti farmaci promettenti falliscono proprio perché non riescono ad attraversare la membrana cellulare o il delicato sistema di difesa del cervello (barriera emato-encefalica). RI-AG03 sembra avere una struttura compatibile, ma saranno necessari test specifici sull’uomo per confermarlo.
Lo sapevi che…?
- L’Alzheimer rappresenta il 60-70% dei casi di demenza nel mondo.
- Le donne hanno quasi il doppio delle probabilità di sviluppare Alzheimer rispetto agli uomini, anche a parità di età.
- Le fibrille Tau possono iniziare ad accumularsi decenni prima che i sintomi cognitivi compaiano.
- In Italia, secondo l’ISS, si stimano oltre 1 milione di persone con demenza, la maggior parte dei quali con Alzheimer.
FAQ – Domande frequenti
Cos’è la proteina Tau?
È una proteina che aiuta a mantenere la struttura interna dei neuroni. Quando si altera, può accumularsi e diventare tossica.
RI-AG03 è già disponibile in farmacia?
No. È ancora in fase preclinica. Prima serviranno test su animali più complessi e, in seguito, studi clinici sull’uomo.
Perché le mosche sono usate per testare farmaci contro l’Alzheimer?
Perché sono geneticamente manipolabili, hanno un ciclo di vita breve e reagiscono in modo prevedibile a mutazioni simili a quelle umane.
La ricerca è inglese, ma sarà utile anche in Italia?
Assolutamente sì. Le proteine Tau sono comuni a tutti gli esseri umani, quindi un farmaco efficace sarebbe valido ovunque.
Ci sono effetti collaterali noti?
Al momento no, ma i test sono ancora agli inizi. Gli studi sull’uomo saranno cruciali per verificarne la sicurezza.




