Passare settimane, o addirittura mesi, confinati in un sottomarino solleva una domanda inevitabile: come fa l’equipaggio a respirare in un ambiente completamente chiuso, isolato dall’aria esterna?
Il mondo dei sottomarini militari o scientifici è un concentrato di tecnologie sofisticate, progettate per ricreare un’atmosfera respirabile anche a decine o centinaia di metri sotto la superficie del mare. Il ricambio dell’aria, l’eliminazione dei gas tossici e la produzione di ossigeno sono sfide cruciali per garantire la sopravvivenza di chi vive a bordo. Sistemi invisibili, ma indispensabili, trasformano il sottomarino in un vero e proprio polmone artificiale autonomo.
I primi esperimenti: quando respirare sott’acqua era un’impresa
All’inizio della storia della navigazione subacquea, i sistemi di respirazione erano estremamente rudimentali. Il primo esempio celebre è il Turtle, un piccolo sottomarino americano usato durante la Guerra d’Indipendenza nel 1776. Non disponeva di alcun meccanismo per il ricambio d’aria: l’equipaggio contava unicamente sull’aria intrappolata nella cabina, con un’autonomia massima di 30 minuti.
Un passo avanti si ebbe nel 1864, quando l’inventore catalano Narcís Monturiol presentò l’Ictíneo II, il primo sottomarino capace di produrre ossigeno autonomamente senza emergere in superficie o utilizzare tubi di respirazione. Poteva restare immerso fino a otto ore e raggiungere profondità di 50 metri: un traguardo straordinario per l’epoca.

Come si produce aria respirabile in un sottomarino moderno
Oggi, nei sottomarini più avanzati, l’ossigeno viene prodotto attraverso l’elettrolisi dell’acqua di mare: un processo che separa le molecole di H₂O in atomi di idrogeno e ossigeno. Quest’ultimo viene poi immesso nell’aria interna tramite sofisticati sistemi di ventilazione.
La circolazione dell’aria è studiata per raggiungere ogni angolo dell’abitacolo, prevenendo ristagni e accumuli di polvere, batteri o gas nocivi. Il biossido di carbonio prodotto dalla respirazione umana viene catturato e neutralizzato da appositi filtri chimici.
Nei sottomarini a motore diesel, inoltre, è presente lo schnorchel: un tubo che può essere esteso in superficie in modo discreto per fornire aria al motore quando il mezzo naviga appena sotto il livello del mare.
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FAQ – Domande frequenti sui sottomarini e la respirazione
Quanto ossigeno serve a un equipaggio?
Un equipaggio di 50 persone consuma circa 1,5 kg di ossigeno al giorno.
Si può aprire una finestra in un sottomarino?
No, lo scafo è sigillato per resistere alla pressione dell’acqua.
Cosa succede se l’ossigeno finisce?
Entrano in funzione le riserve d’emergenza o il sottomarino deve riemergere.




