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Perché il mare cambia colore? Cause e conseguenze

L’oceano cambia colore e si oscura: scopri le cause di un fenomeno che minaccia gli ecosistemi marini e il clima globale.

di SapereOra
7 Luglio 2025
in Animali e Natura, Scienza & Tecnologia
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oceano

oceano

Negli ultimi vent’anni, oltre il 40% degli oceani ha modificato il proprio colore, assumendo sfumature più verdi. Secondo uno studio pubblicato su Nature nel 2023, questo fenomeno dipende dall’aumento della densità del fitoplancton, microalghe fondamentali per la catena alimentare marina. La proliferazione di queste specie, soprattutto le più piccole, è legata a mutamenti nei correnti marini, che si mescolano meno e trasportano una quantità ridotta di nutrienti. Questo cambiamento, evidente oltre i 40° di latitudine nord e sud, riduce le variazioni stagionali del plancton e rischia di destabilizzare gli ecosistemi marini, compromettendo la capacità degli oceani di assorbire il carbonio atmosferico, essenziale per mitigare il cambiamento climatico.

Perché il verde domina?

La colorazione verde deriva dalla clorofilla presente nel fitoplancton, che assorbe la luce solare per la fotosintesi. Nel 2014, un episodio significativo si verificò lungo il litorale atlantico, dove il dinoflagellato Lepidodinium chlorophorum trasformò l’acqua in un verde intenso, con concentrazioni di milioni di cellule per litro. Questi “bloom” algali, spesso innescati da un eccesso di nutrienti come fertilizzanti derivanti da attività umane, possono avere conseguenze gravi. La proliferazione riduce l’ossigeno nell’acqua, soffoca le branchie dei pesci e produce odori sgradevoli, danneggiando la fauna marina e le attività costiere.

Un equilibrio a rischio

L’aumento del fitoplancton non è solo un problema estetico. La diminuzione dei nutrienti trasportati dalle correnti favorisce specie più piccole a scapito di quelle più grandi, alterando la biodiversità marina. Questo squilibrio potrebbe ridurre la capacità degli oceani di funzionare come “pozzi di carbonio”, aggravando il riscaldamento globale. Gli scienziati sottolineano che il fenomeno è più marcato nelle regioni con bassa variabilità stagionale del plancton, dove gli ecosistemi sono già fragili.

L’oscurità degli abissi

Dove inizia il buio

La luce solare penetra nell’oceano fino a una profondità di 100-200 metri, definita “zona fotica”. Oltre questa soglia, si entra nella zona crepuscolare, dove la luce è scarsa. Dopo i 1.000 metri, nella cosiddetta “zona di mezzanotte”, regna l’oscurità totale. In queste tenebre abissali, circa il 75% delle creature marine è bioluminescente, capace di produrre luce propria.

L’importanza della bioluminescenza

La luce emessa da queste creature serve a molteplici scopi: caccia, difesa, attrazione o camuffamento. In un ambiente privo di luce naturale, la bioluminescenza diventa un’arma evolutiva cruciale. Ad esempio, il calmaro di vetro utilizza un gioco di ombre per confondere i predatori, dimostrando l’adattamento straordinario della vita marina alle condizioni estreme.

La trasparenza dell’oceano

Un’acqua cristallina

La trasparenza dell’acqua dipende dalla capacità della luce solare di penetrarla. In teoria, può raggiungere i 200 metri, ma fattori come particelle sospese, nutrienti o condizioni meteorologiche ne riducono l’estensione. Nella Mare dei Sargassi, priva di coste e sedimenti fluviali, si registrano visibilità di 60-70 metri, tra le più elevate al mondo. Questa chiarezza è dovuta alla bassa concentrazione di fitoplancton e alla calma delle sue acque.

Cosa oscura l’oceano?

In presenza di nubi o tempeste, l’oceano appare più scuro. La luce solare, bloccata dai nuvole, non raggiunge la superficie, riducendo le onde luminose riflesse. Normalmente, l’acqua assorbe quasi tutti i raggi solari, eccetto quelli blu, che conferiscono il tipico colore oceanico. Tuttavia, sedimenti, plancton o microorganismi possono alterare questa tonalità, riflettendo altre sfumature. Durante una tempesta, la scarsa luce riflessa rende l’oceano quasi nero, un fenomeno che sottolinea la dipendenza del colore marino dalle condizioni atmosferiche.

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Tag: ambientemare
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