In Italia, come nel resto d’Europa, ogni anno nasce un bambino su mille con una forma di sordità profonda.
Se si considerano tutte le cause genetiche, la sordità è l’anomalia più frequente alla nascita. Le origini possono essere ereditarie, ma anche infettive, come nel caso delle infezioni da citomegalovirus (CMV) durante la gravidanza.
La diagnosi precoce è fondamentale: riconoscere subito un problema uditivo può fare la differenza tra un corretto sviluppo del linguaggio e difficoltà comunicative permanenti.
Perché è importante diagnosticare la sordità nei primi mesi di vita
Individuare la sordità entro il primo anno consente nella maggior parte dei casi di intervenire efficacemente con impianti cocleari o protesi acustiche. Questo permette:
- uno sviluppo normale del linguaggio,
- un inserimento sereno nella scuola,
- una crescita sociale ed emotiva in linea con i coetanei.
Quando, invece, la diagnosi avviene oltre l’età del linguaggio, il cervello ha già consolidato modalità alternative di percezione, rendendo più difficile il recupero. In questi casi, il percorso riabilitativo è più complesso e richiede un intervento multidisciplinare per “rieducare” il cervello a interpretare i suoni.
Il test dell’udito alla nascita: come funziona
Dal 2012, in molti Paesi europei – tra cui la Francia – il test dell’udito neonatale è obbligatorio e viene effettuato direttamente in ospedale, nei primi tre giorni di vita del neonato.
Due i test più utilizzati:
- Test di auto-emissione otoacustica (OAE): misura la risposta dell’orecchio interno a piccoli suoni. Se l’orecchio funziona correttamente, emette un suono di ritorno rilevabile.
- Potenziali Evocati Uditivi (PEA): registra l’attività elettrica del cervello in risposta a uno stimolo sonoro. È più sofisticato e consente una diagnosi più precisa.
La specificità di questi test supera il 90%, quindi gli errori sono rari. Tuttavia, un risultato negativo non sempre indica sordità: nei primi giorni di vita, infatti, può esserci la presenza di liquido dietro al timpano. In questi casi, si ripete il test dopo qualche mese.
Quando i problemi vengono scoperti più tardi
Non tutti i bambini vengono sottoposti al test alla nascita. Questo può succedere, ad esempio, nei nati all’estero o in situazioni in cui il primo controllo non viene seguito da ulteriori verifiche, nonostante un sospetto iniziale.
Per questo è importante che i genitori e gli educatori sappiano riconoscere i segnali di una possibile sordità, che variano in base all’età del bambino.
Segnali di sordità nel neonato e nel bambino piccolo
🔇 Il bambino non si gira verso la voce
Nel neonato, uno dei segnali più chiari è l’assenza del riflesso di orientamento.
Se un bambino non si volta verso la voce del genitore o non reagisce a un suono improvviso, potrebbe avere un problema uditivo.
In questi casi, si procede con:
- Test soggettivi, come l’audiometria infantile, che valuta la reazione ai suoni.
- Test oggettivi, con cuffie auricolari che registrano l’attività del nervo uditivo.
🗣️ Ritardo nello sviluppo del linguaggio
Il ritardo nel parlare è spesso il primo campanello d’allarme. In molti casi, è causato da una perdita uditiva temporanea legata a otiti sierose, ma può anche nascondere una sordità permanente.
Nei bambini un po’ più grandi, la sordità monolaterale (un solo orecchio) può passare inosservata: il linguaggio si sviluppa comunque, ma con difficoltà di apprendimento che emergono solo col tempo.
Come riconoscere un disturbo uditivo nei bambini più grandi
📚 Problemi di attenzione a scuola
Difficoltà a concentrarsi, disattenzione e disturbi del comportamento possono essere sintomi indiretti di una perdita uditiva. In questi casi, è opportuno effettuare un controllo audiologico, soprattutto se suggerito da un logopedista o dagli insegnanti.
👀 Scarso contatto visivo e interazioni limitate
Un bambino che evita lo sguardo o non cerca il contatto con chi gli parla potrebbe avere difficoltà a sentire l’ambiente circostante. Questo comportamento può essere confuso con altre condizioni, ma va sempre indagato anche sul piano uditivo.
🔊 Sensibilità ai rumori forti (iperacusia)
Un bambino che reagisce in modo eccessivo ai suoni forti o che si lamenta per rumori specifici potrebbe non avere un udito “troppo buono”, ma al contrario una difficoltà nella regolazione uditiva.
L’iperacusia, cioè la percezione sgradevole o amplificata dei suoni, può essere un segnale di allarme.
Cosa fare in caso di dubbio
Se c’è anche un solo segnale sospetto, non bisogna aspettare. Il primo passo è rivolgersi al pediatra, che potrà indirizzare il bambino a un controllo otorinolaringoiatrico o audiologico.
Intervenire precocemente può fare la differenza tra un percorso scolastico sereno e una vita fatta di ostacoli comunicativi.
Tecnologie e trattamenti disponibili
Quando viene confermata una sordità profonda, oggi è possibile intervenire in modo efficace con:
- Apparecchi acustici digitali, anche per i neonati.
- Impianti cocleari, in caso di sordità severa o totale.
- Logopedia precoce, per facilitare lo sviluppo del linguaggio.
Tutti questi strumenti sono tanto più efficaci quanto più tempestiva è la diagnosi.
FAQ – Domande frequenti
🦻 Quando si fa il test dell’udito ai neonati?
Entro i primi 3 giorni dalla nascita, direttamente in ospedale.
👶 Se il test è negativo, è sicuro che il bambino non è sordo?
No. Alcuni fattori temporanei (come il liquido nel timpano) possono falsare i risultati. È sempre consigliabile un controllo successivo in caso di dubbi.
🧠 Cosa succede se la sordità viene diagnosticata tardi?
Il cervello fatica a sviluppare la capacità di interpretare i suoni. La riabilitazione è possibile, ma più complessa.
🎧 A che età si può usare un impianto cocleare?
Anche prima dell’anno di vita, se indicato e in presenza di sordità profonda.
💬 Mio figlio parla poco: può dipendere dall’udito?
Sì. Il ritardo del linguaggio è uno dei segnali principali di un disturbo uditivo.
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