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Sordità nei neonati: come riconoscerla e intervenire per tempo

La sordità è l’anomalia congenita più frequente alla nascita. Diagnosticarla precocemente può cambiare la vita del bambino e della sua famiglia.

di SapereOra
10 Ottobre 2025
in Primo Piano, Salute, Salute e Benessere
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Sordità nei neonati: come riconoscerla e intervenire per tempo

In Italia, come nel resto d’Europa, ogni anno nasce un bambino su mille con una forma di sordità profonda.
Se si considerano tutte le cause genetiche, la sordità è l’anomalia più frequente alla nascita. Le origini possono essere ereditarie, ma anche infettive, come nel caso delle infezioni da citomegalovirus (CMV) durante la gravidanza.

La diagnosi precoce è fondamentale: riconoscere subito un problema uditivo può fare la differenza tra un corretto sviluppo del linguaggio e difficoltà comunicative permanenti.

Perché è importante diagnosticare la sordità nei primi mesi di vita

Individuare la sordità entro il primo anno consente nella maggior parte dei casi di intervenire efficacemente con impianti cocleari o protesi acustiche. Questo permette:

  • uno sviluppo normale del linguaggio,
  • un inserimento sereno nella scuola,
  • una crescita sociale ed emotiva in linea con i coetanei.

Quando, invece, la diagnosi avviene oltre l’età del linguaggio, il cervello ha già consolidato modalità alternative di percezione, rendendo più difficile il recupero. In questi casi, il percorso riabilitativo è più complesso e richiede un intervento multidisciplinare per “rieducare” il cervello a interpretare i suoni.

Il test dell’udito alla nascita: come funziona

Dal 2012, in molti Paesi europei – tra cui la Francia – il test dell’udito neonatale è obbligatorio e viene effettuato direttamente in ospedale, nei primi tre giorni di vita del neonato.

Due i test più utilizzati:

  • Test di auto-emissione otoacustica (OAE): misura la risposta dell’orecchio interno a piccoli suoni. Se l’orecchio funziona correttamente, emette un suono di ritorno rilevabile.
  • Potenziali Evocati Uditivi (PEA): registra l’attività elettrica del cervello in risposta a uno stimolo sonoro. È più sofisticato e consente una diagnosi più precisa.

La specificità di questi test supera il 90%, quindi gli errori sono rari. Tuttavia, un risultato negativo non sempre indica sordità: nei primi giorni di vita, infatti, può esserci la presenza di liquido dietro al timpano. In questi casi, si ripete il test dopo qualche mese.

Quando i problemi vengono scoperti più tardi

Non tutti i bambini vengono sottoposti al test alla nascita. Questo può succedere, ad esempio, nei nati all’estero o in situazioni in cui il primo controllo non viene seguito da ulteriori verifiche, nonostante un sospetto iniziale.

Per questo è importante che i genitori e gli educatori sappiano riconoscere i segnali di una possibile sordità, che variano in base all’età del bambino.

Segnali di sordità nel neonato e nel bambino piccolo

🔇 Il bambino non si gira verso la voce

Nel neonato, uno dei segnali più chiari è l’assenza del riflesso di orientamento.
Se un bambino non si volta verso la voce del genitore o non reagisce a un suono improvviso, potrebbe avere un problema uditivo.

In questi casi, si procede con:

  • Test soggettivi, come l’audiometria infantile, che valuta la reazione ai suoni.
  • Test oggettivi, con cuffie auricolari che registrano l’attività del nervo uditivo.

🗣️ Ritardo nello sviluppo del linguaggio

Il ritardo nel parlare è spesso il primo campanello d’allarme. In molti casi, è causato da una perdita uditiva temporanea legata a otiti sierose, ma può anche nascondere una sordità permanente.

Nei bambini un po’ più grandi, la sordità monolaterale (un solo orecchio) può passare inosservata: il linguaggio si sviluppa comunque, ma con difficoltà di apprendimento che emergono solo col tempo.

Come riconoscere un disturbo uditivo nei bambini più grandi

📚 Problemi di attenzione a scuola

Difficoltà a concentrarsi, disattenzione e disturbi del comportamento possono essere sintomi indiretti di una perdita uditiva. In questi casi, è opportuno effettuare un controllo audiologico, soprattutto se suggerito da un logopedista o dagli insegnanti.

👀 Scarso contatto visivo e interazioni limitate

Un bambino che evita lo sguardo o non cerca il contatto con chi gli parla potrebbe avere difficoltà a sentire l’ambiente circostante. Questo comportamento può essere confuso con altre condizioni, ma va sempre indagato anche sul piano uditivo.

🔊 Sensibilità ai rumori forti (iperacusia)

Un bambino che reagisce in modo eccessivo ai suoni forti o che si lamenta per rumori specifici potrebbe non avere un udito “troppo buono”, ma al contrario una difficoltà nella regolazione uditiva.

L’iperacusia, cioè la percezione sgradevole o amplificata dei suoni, può essere un segnale di allarme.

Cosa fare in caso di dubbio

Se c’è anche un solo segnale sospetto, non bisogna aspettare. Il primo passo è rivolgersi al pediatra, che potrà indirizzare il bambino a un controllo otorinolaringoiatrico o audiologico.

Intervenire precocemente può fare la differenza tra un percorso scolastico sereno e una vita fatta di ostacoli comunicativi.

Tecnologie e trattamenti disponibili

Quando viene confermata una sordità profonda, oggi è possibile intervenire in modo efficace con:

  • Apparecchi acustici digitali, anche per i neonati.
  • Impianti cocleari, in caso di sordità severa o totale.
  • Logopedia precoce, per facilitare lo sviluppo del linguaggio.

Tutti questi strumenti sono tanto più efficaci quanto più tempestiva è la diagnosi.

FAQ – Domande frequenti

🦻 Quando si fa il test dell’udito ai neonati?
Entro i primi 3 giorni dalla nascita, direttamente in ospedale.

👶 Se il test è negativo, è sicuro che il bambino non è sordo?
No. Alcuni fattori temporanei (come il liquido nel timpano) possono falsare i risultati. È sempre consigliabile un controllo successivo in caso di dubbi.

🧠 Cosa succede se la sordità viene diagnosticata tardi?
Il cervello fatica a sviluppare la capacità di interpretare i suoni. La riabilitazione è possibile, ma più complessa.

🎧 A che età si può usare un impianto cocleare?
Anche prima dell’anno di vita, se indicato e in presenza di sordità profonda.

💬 Mio figlio parla poco: può dipendere dall’udito?
Sì. Il ritardo del linguaggio è uno dei segnali principali di un disturbo uditivo.

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Tag: neonatisordità
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