I telefoni ci accompagnano ovunque. Li portiamo in tasca, li teniamo sul comodino, li usiamo per lavorare, comunicare, distrarci. Ma cosa succede alla nostra salute mentale quando ne abusiamo, soprattutto nelle ore notturne?
Secondo una recente ricerca pubblicata sulla rivista scientifica JAMA Network Open, usare attivamente lo smartphone tra le 23 e l’1 di notte aumenta il rischio di avere pensieri suicidari il giorno seguente, soprattutto nelle persone già fragili dal punto di vista psicologico.
Lo studio è uno dei più approfonditi mai realizzati sul tema e offre uno sguardo inquietante su come e quanto la tecnologia influenzi il nostro benessere, soprattutto in momenti delicati come la notte.
Ma cosa dice davvero questa ricerca? E cosa possiamo imparare, come individui e come società?
Uso notturno dello smartphone: cosa rivela lo studio
Per indagare la correlazione tra uso del cellulare e pensieri suicidari, un team di ricercatori ha analizzato le abitudini di 79 adulti considerati a elevato rischio di suicidio.
Tutti i partecipanti avevano manifestato comportamenti o pensieri suicidari nel mese precedente all’inizio dello studio.
Durante un periodo di 28 giorni, i loro smartphone hanno registrato oltre 7,5 milioni di screenshot grazie a un’applicazione apposita che scattava un’istantanea ogni cinque secondi, solo quando il dispositivo era in uso attivo.
In parallelo, i ricercatori hanno raccolto dati in tempo reale sullo stato emotivo e psicologico dei partecipanti, così da collegare l’uso del cellulare a eventuali variazioni dell’umore o dei pensieri.
Attività attiva o passiva? La differenza è importante
Grazie a un sistema di intelligenza artificiale, i ricercatori hanno distinto l’uso attivo da quello passivo del cellulare.
- L’uso attivo si riconosceva dalla presenza della tastiera sullo schermo (scrivere messaggi, interagire con app).
- L’uso passivo invece non prevedeva interazioni evidenti, come scorrere i social o guardare video.
Questa distinzione si è rivelata essenziale per capire non solo quanto, ma anche come viene utilizzato lo smartphone in orari notturni.
Usare il telefono all’1 di notte è un segnale d’allarme?
L’analisi dei dati ha portato a risultati sorprendenti:
- L’uso del telefono tra le 23 e le 3 è risultato correlato a un rischio maggiore di pensieri suicidari il giorno dopo.
- In particolare, l’attività notturna attorno all’1 di notte è stata associata a una più alta probabilità di pianificare un tentativo di suicidio.
- Curiosamente, chi continuava a usare il telefono dopo l’1, fino alle 5 del mattino, mostrava un rischio leggermente inferiore.
I ricercatori ipotizzano che proprio la presenza di interazione attiva – come scrivere messaggi o chattare – possa avere un effetto protettivo, almeno parziale, rispetto all’uso passivo.
“Le nostre scoperte suggeriscono che il modo in cui le persone usano il telefono, non solo l’orario, può essere cruciale per valutare il rischio,” spiegano gli autori dello studio.
Le notti insonni aggravano i pensieri negativi
Non è la prima volta che la notte viene indicata come un momento ad alto rischio per le persone con fragilità psicologiche.
Fattori come:
- privazione del sonno,
- isolamento,
- calo delle difese emotive,
possono favorire l’intensificarsi dei pensieri negativi, inclusi quelli suicidari.
Se a questi si aggiunge l’uso prolungato e passivo dello smartphone, si crea un mix potenzialmente molto pericoloso. I contenuti fruiti in solitudine, senza interazione umana reale, potrebbero infatti alimentare la ruminazione mentale o l’autosvalutazione.
I limiti dello studio (che restano importanti)
Gli stessi autori della ricerca invitano alla cautela.
Lo studio ha infatti diversi limiti metodologici:
- È stato condotto su un campione ridotto (79 persone),
- Si è svolto in un’unica località geografica,
- I partecipanti erano già a rischio elevato, quindi non rappresentano tutta la popolazione.
Inoltre, alcuni esperti hanno sottolineato che le persone affette da depressione tendono a sovrastimare l’uso dello smartphone, il che potrebbe influenzare i risultati.
Nonostante queste riserve, lo studio rappresenta un passo avanti importante nella comprensione dell’impatto della tecnologia sulla salute mentale.
Un’opportunità per la prevenzione
Secondo i ricercatori, osservare con attenzione le abitudini digitali notturne potrebbe diventare uno strumento utile per interventi di prevenzione più mirati, soprattutto per le persone già seguite dai servizi di salute mentale.
Monitorare non solo quanto tempo si trascorre al cellulare, ma quando e come, potrebbe aiutare a identificare momenti di massima vulnerabilità.
Questo tipo di approccio personalizzato potrebbe affiancare le strategie classiche di prevenzione, offrendo un supporto concreto in tempo reale, magari con notifiche di allerta o app pensate per intervenire prima che la crisi peggiori.
Fonte: Futura-Sciences.
Lo sapevi che…?
- In Italia, secondo l’Istat, nel 2021 ci sono stati circa 3.500 suicidi documentati.
- Gli uomini rappresentano quasi il 75% dei casi.
- La fascia più a rischio è quella tra 45 e 54 anni, ma i casi tra i più giovani sono in crescita.
- L’uso eccessivo dello smartphone in orario notturno è associato anche a disturbi del sonno, ansia e depressione (Ministero della Salute).
FAQ
L’uso dello smartphone di notte è davvero pericoloso per tutti?
No, ma può essere un fattore aggravante per chi è già in una condizione psicologica fragile.
Qual è l’orario più rischioso secondo lo studio?
Tra le 23 e le 3, in particolare verso l’1 di notte, l’uso passivo del telefono è associato a maggior rischio di pensieri suicidari.
Scrivere messaggi protegge dal rischio?
Non “protegge” in senso assoluto, ma l’attività attiva al cellulare, come scrivere, sembra ridurre il rischio rispetto all’uso passivo.
Ci sono app che possono aiutare?
Esistono app che monitorano umore, sonno e abitudini digitali. Alcune possono inviare segnali d’allerta in caso di comportamenti a rischio.
Che fare se ci si sente in crisi?
Contattare immediatamente un servizio di emergenza o uno psicologo. In Italia è attivo il numero 0248.007.847 (Telefono Amico Italia).




