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Scoperto un nuovo gruppo sanguigno: perché è importante

Non esistono solo A, B, 0 e AB: dopo mezzo secolo di studi, la scienza identifica un nuovo gruppo sanguigno e apre una nuova frontiera per la sicurezza delle trasfusioni.

di SapereOra
26 Gennaio 2026
in Primo Piano, Salute, Salute e Benessere
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Scoperto un nuovo gruppo sanguigno: perché è importante

Nuovo gruppo sanguigno

Quando si parla di gruppo sanguigno, quasi tutti pensano immediatamente alle sigle più familiari: 0, A, B e AB, spesso accompagnate dal fattore Rh positivo o negativo. È una conoscenza diffusa, utile nella vita quotidiana e fondamentale in ambito sanitario. Ma questa classificazione, per quanto nota, rappresenta solo una piccola parte di un sistema molto più complesso.

Dopo oltre 50 anni di ricerche, gli scienziati hanno identificato un nuovo gruppo sanguigno raro, chiamato MAL, collegato a un antigene fino a oggi poco compreso. La scoperta, pubblicata sulla rivista scientifica Blood, non è solo un avanzamento teorico: potrebbe migliorare in modo concreto l’assistenza ai pazienti con gruppi sanguigni atipici e ridurre i rischi legati alle trasfusioni.

La notizia riaccende i riflettori su un tema spesso sottovalutato: il sangue non è uguale per tutti, e alcune differenze, invisibili ai test di routine, possono fare la differenza tra una trasfusione sicura e una reazione grave.

Che cos’è davvero un gruppo sanguigno

Per capire l’importanza di questa scoperta, è utile partire dalle basi. Un gruppo sanguigno è una classificazione dei globuli rossi, le cellule del sangue che trasportano ossigeno in tutto il corpo. Questa classificazione dipende dalla presenza o dall’assenza di specifiche molecole sulla superficie dei globuli rossi, chiamate antigeni.

Gli antigeni possono essere proteine, zuccheri o glicoproteine. Il sistema immunitario li riconosce come elementi del “sé”. Quando incontra antigeni diversi, li interpreta come “non sé” e può attaccarli producendo anticorpi. È per questo che la compatibilità sanguigna è così importante nelle trasfusioni.

Nel sistema AB0, ad esempio:

  • il gruppo A presenta l’antigene A;
  • il gruppo B presenta l’antigene B;
  • il gruppo AB li presenta entrambi;
  • il gruppo 0 non presenta né A né B.

A questo si aggiunge il sistema Rh, che distingue tra Rh positivo e Rh negativo. Ma questi sono solo i più noti.

Oltre AB0 e Rh: un universo di antigeni rari

In realtà, la scienza ha identificato centinaia di antigeni diversi, organizzati in numerosi sistemi sanguigni. Le combinazioni possibili sono moltissime e alcune risultano estremamente rare.

In Europa, la maggior parte delle persone presenta combinazioni comuni dei sistemi AB0 e Rh. Il gruppo 0 Rh negativo è spesso definito “donatore universale”, perché può donare sangue a molti altri gruppi. Al contrario, il gruppo AB Rh positivo è noto come “ricevente universale”, perché può ricevere sangue da tutti.

Ma per chi possiede antigeni rari o assenti, la situazione è più complessa. Trovare sangue compatibile può diventare difficile, soprattutto in caso di emergenza. È qui che la ricerca sui gruppi sanguigni rari diventa cruciale.

Perché conoscere il gruppo sanguigno è vitale

Durante una trasfusione, il sangue proviene da un’altra persona. Se i globuli rossi trasfusi presentano antigeni che il ricevente non riconosce come propri, il sistema immunitario può attaccarli. Le conseguenze possono essere gravi: dalla distruzione dei globuli rossi fino a reazioni potenzialmente letali.

Per esempio, una persona con gruppo 0 negativo può ricevere esclusivamente sangue 0 negativo. Qualsiasi altra trasfusione comporterebbe un rischio serio. Nei casi di gruppi rari, il problema non è solo la compatibilità teorica, ma la reale disponibilità di sangue adatto.

Alla ricerca dei gruppi più rari

Da anni, i ricercatori cercano di mappare e comprendere le combinazioni più rare di antigeni. L’obiettivo è duplice: migliorare la sicurezza delle trasfusioni e garantire cure adeguate ai pazienti con profili sanguigni atipici.

Una delle piste più interessanti riguarda un antigene chiamato AnWj. Studi precedenti avevano mostrato che circa il 99% della popolazione mondiale possiede questo antigene. L’1% restante ne è privo.

Questa assenza può essere legata a patologie acquisite, come alcuni tumori o disturbi ematologici, ma in alcuni casi sembra avere un’origine genetica.

Un caso clinico che ha aperto la strada alla scoperta

La storia della scoperta del nuovo gruppo sanguigno MAL inizia in modo drammatico e quasi casuale, nel 1972. Una donna incinta si recò in ospedale per una grave emergenza legata alla gravidanza. Purtroppo, i medici non riuscirono a salvare il feto.

La causa fu una reazione immunitaria: i globuli rossi del feto venivano attaccati dal sistema immunitario della madre. Alla base del problema c’era proprio l’assenza dell’antigene AnWj.

All’epoca, i medici osservarono che la mancanza di questo antigene era spesso associata a malattie come il cancro o disturbi del sangue. Tuttavia, nel caso di quella donna e di altri membri della sua famiglia, non c’erano patologie evidenti. Questo fece sospettare una causa genetica.

Il ruolo chiave del gene MAL

Per decenni, il mistero è rimasto irrisolto. Solo grazie alle moderne tecniche di sequenziamento genetico è stato possibile fare chiarezza. Analizzando le regioni del DNA responsabili della produzione delle proteine di membrana dei globuli rossi, i ricercatori hanno individuato specifiche delezioni genetiche.

Si tratta di perdite di piccoli frammenti di DNA localizzate nel gene MAL. Questo gene codifica per una proteina presente sulla membrana dei globuli rossi, fondamentale per l’espressione dell’antigene AnWj.

L’assenza o l’alterazione del gene MAL impedisce la corretta produzione della proteina, portando alla scomparsa dell’antigene dalla superficie dei globuli rossi. È questa condizione che definisce il nuovo gruppo sanguigno MAL.

Perché la scoperta del gruppo MAL è così importante

L’identificazione del gruppo sanguigno MAL rappresenta una svolta per diversi motivi:

  • permette di diagnosticare con precisione pazienti con assenza dell’antigene AnWj;
  • consente di prevenire reazioni trasfusionali gravi;
  • aiuta a creare registri di donatori rari, fondamentali in caso di emergenze;
  • migliora la gestione delle gravidanze a rischio, evitando incompatibilità materno-fetali.

Per chi appartiene a questi gruppi rarissimi, avere un’identità sanguigna chiara può letteralmente salvare la vita.

Una scoperta che guarda al futuro della medicina personalizzata

Questa scoperta conferma una tendenza sempre più evidente nella medicina moderna: la spinta verso una cura personalizzata, basata sulle caratteristiche genetiche individuali.

Conoscere nel dettaglio il profilo sanguigno di un paziente significa:

  • ridurre gli errori medici;
  • ottimizzare le terapie;
  • aumentare la sicurezza degli interventi.

Nel caso delle trasfusioni, significa passare da una compatibilità “di massima” a una compatibilità sempre più precisa.

Lo sapevi che…?

Esistono banche del sangue dedicate esclusivamente ai donatori con gruppi rari. In alcuni casi, una singola sacca di sangue compatibile può essere conservata per anni ed essere destinata a una sola persona in tutto il Paese.

Cosa cambia per i pazienti e per i sistemi sanitari

Nel breve periodo, la scoperta del gruppo MAL non cambierà i test di routine per la popolazione generale. Ma per i pazienti con reazioni inspiegabili alle trasfusioni o con storie cliniche complesse, rappresenta uno strumento diagnostico in più.

Nel lungo periodo, invece, potrebbe portare a:

  • nuovi protocolli di screening;
  • una maggiore attenzione ai gruppi sanguigni rari;
  • investimenti in genetica applicata alla trasfusione.

Un passo avanti silenzioso ma decisivo

Non tutte le scoperte scientifiche finiscono in prima pagina. Alcune avanzano lentamente, accumulando dati per decenni, fino a trovare finalmente una risposta. Il gruppo sanguigno MAL è uno di questi casi.

È una scoperta che non riguarda la maggioranza delle persone, ma che può fare una differenza enorme per una minoranza invisibile. E nella medicina moderna, prendersi cura anche delle eccezioni è spesso il vero segno del progresso.

Tag: antigenigeneticaglobuli rossigruppi sanguignigruppo sanguigno raroMALsalutetrasfusioni
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