Un evento storico nella medicina moderna: in Cina, un’équipe di ricercatori ha eseguito il primo trapianto di polmone da maiale a essere umano, utilizzando un organo geneticamente modificato. Una svolta scientifica che apre nuovi scenari, ma che solleva ancora molti interrogativi.
Sapevi che i polmoni sono tra gli organi più difficili da trapiantare a causa della loro struttura altamente vascolarizzata?
È proprio questo il motivo per cui, fino ad oggi, nessun polmone di suino modificato era stato impiantato in un uomo. Il trapianto è stato effettuato da un team dell’Università di Medicina di Guangzhou, ed è stato recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Medicine.
Un trapianto mai tentato prima
Fino a oggi, i trapianti da maiale a uomo avevano riguardato il cuore, il rene e il fegato. Mai, però, i polmoni. Questo perché si tratta di organi estremamente vascolarizzati, ovvero ricchi di vasi sanguigni, e dunque più esposti agli attacchi del sistema immunitario umano.
Lo spiega bene Muhammad Mohiuddin, chirurgo e ricercatore all’Università del Maryland (USA), che nel 2022 ha eseguito il primo trapianto di cuore suino in un paziente vivo:
“Questo tipo di organo presenta un alto rischio di rigetto immediato e di formazione di coaguli sanguigni.” — Muhammad Mohiuddin, Università del Maryland, 2022
Gli autori dello studio cinese hanno aggiunto:
“La risposta immunitaria umana a un polmone trapiantato da un maiale resta ancora in gran parte sconosciuta, così come il rischio di un rigetto fulminante.”
Modifiche genetiche per ingannare il sistema immunitario
Per rendere possibile questo trapianto senza precedenti, i ricercatori hanno usato tecniche di ingegneria genetica avanzata.
Il polmone sinistro è stato prelevato da un maiale il cui genoma era stato modificato con sei interventi genetici:
- Tre geni sono stati eliminati, per ridurre la possibilità che l’organo attivasse una reazione del sistema immunitario umano;
- Tre geni umani sono stati inseriti, per rendere il polmone più compatibile e meno soggetto al rigetto.
L’operazione è stata effettuata il 15 maggio 2025, su un uomo di 39 anni in morte cerebrale a causa di un’emorragia. Un contesto controllato, ideale per testare la fattibilità della procedura.
Un cocktail di farmaci per evitare il rigetto
Per evitare rigetti e infezioni, al paziente è stata somministrata una terapia immunosoppressiva molto intensa, composta da:
- Globulina antitimocita (da coniglio)
- Basiliximab
- Rituximab
- Eculizumab
- Tofacitinib
- Tacrolimus
- Micofenolato mofetile
- Corticosteroidi a dosi decrescenti
Durante il periodo post-operatorio, le dosi sono state regolate per adattarsi alla risposta del paziente e limitare le reazioni avverse.
Il polmone ha funzionato per 9 giorni
Secondo i dati pubblicati, il polmone trapiantato ha funzionato per 216 ore, pari a 9 giorni, senza mostrare segni evidenti di rigetto acuto né infezioni gravi.
Tuttavia, il secondo giorno è stato osservato un gonfiore del polmone e danni tissutali causati da una temporanea carenza di ossigeno. Inoltre, nei giorni 3 e 6, l’équipe ha rilevato lesioni da anticorpi, segno che il sistema immunitario aveva iniziato ad attaccare l’organo.
Sorprendentemente, queste lesioni si erano già ridotte entro il nono giorno, quando la sperimentazione è stata interrotta su richiesta della famiglia del paziente.
Quali prospettive per il futuro della xeno-trapiantologia?
Gli scienziati hanno commentato con prudenza il risultato ottenuto.
“Sebbene questo studio dimostri che è tecnicamente possibile trapiantare un polmone da maiale a uomo, rimangono grandi sfide, soprattutto per quanto riguarda il rigetto e il rischio infettivo,” si legge nelle conclusioni.
Prima che questa tecnica possa essere applicata nella pratica clinica, sono necessarie ulteriori ricerche precliniche, per approfondire:
- Le risposte immunitarie umane;
- La durata della funzionalità dell’organo;
- Le strategie migliori per prevenire infezioni e rigetti.
Cosa significa tutto questo per la medicina?
Questa sperimentazione rappresenta un passo enorme verso la soluzione della carenza di organi per i trapianti. Solo in Italia, secondo i dati del Centro Nazionale Trapianti, oltre 8.000 persone sono in attesa di un organo. Le xeno-trapiantologie, ovvero i trapianti da animali a esseri umani, potrebbero salvare migliaia di vite nei prossimi anni.
Ma bisogna fare attenzione: non siamo ancora pronti per rendere questi trapianti una pratica di routine. I rischi sono ancora elevati e il margine di errore può essere fatale. Tuttavia, il cammino è iniziato. E i risultati, anche se parziali, fanno ben sperare.
FAQ
❓ Il trapianto è stato fatto su un paziente vivo?
No. Il ricevente era un uomo in stato di morte cerebrale, utilizzato per test clinico.
❓ Il polmone ha funzionato normalmente?
Ha mantenuto le sue funzioni vitali per 9 giorni, nonostante alcuni danni tissutali.
❓ Questo trapianto potrà essere usato per salvare vite umane?
Non ancora. Servono altri studi per garantire sicurezza ed efficacia.
❓ Perché si usano i maiali?
I loro organi hanno dimensioni simili a quelli umani e si prestano bene alla modifica genetica.
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