Secondo una nuova ricerca presentata al Congresso della Società Europea di Cardiologia a Madrid il 30 agosto, il vaccino contro il fuoco di Sant’Antonio potrebbe ridurre il rischio di infarto e ictus. Un dato sorprendente che apre nuove prospettive sulla prevenzione cardiovascolare. I ricercatori, attraverso una meta-analisi su vasta scala, hanno osservato un collegamento significativo tra la vaccinazione e una diminuzione degli eventi cardiovascolari.
Una correlazione chiara: chi si vaccina ha meno infarti e ictus
Lo studio ha analizzato dati provenienti da tre grandi banche dati scientifiche. I risultati mostrano che le persone vaccinate con uno dei due principali vaccini disponibili contro il fuoco di Sant’Antonio (sia il vaccino ricombinante RZV sia quello vivo attenuato ZVL) avevano un rischio ridotto di ictus e infarto rispetto a chi non era stato vaccinato.
In particolare:
- Nei soggetti dai 18 anni in su, la riduzione del rischio cardiovascolare è stata pari al 18%.
- Nella fascia over 50, la diminuzione si è attestata intorno al 16%.
Queste percentuali si considerano statisticamente significative, il che significa che non sono frutto del caso.
Cos’è il fuoco di Sant’Antonio?
Conosciuto in ambito medico come herpes zoster, il fuoco di Sant’Antonio è una malattia causata dalla riattivazione del virus della varicella-zoster (VVZ), lo stesso responsabile della varicella. Dopo aver contratto la varicella (di solito durante l’infanzia), il virus rimane silente nel nostro organismo, annidato nei gangli nervosi.
Con il passare degli anni, soprattutto in presenza di un sistema immunitario indebolito, il virus può riattivarsi e manifestarsi come un’eruzione cutanea dolorosa e localizzata, accompagnata da bruciore intenso. Secondo l’Assurance Maladie francese, circa una persona su tre lo sperimenta nel corso della vita.
La buona notizia? Esistono vaccini efficaci che aiutano a prevenire la riattivazione del virus, particolarmente consigliati per chi ha più di 50 anni o condizioni che indeboliscono le difese immunitarie.
Vaccino contro il fuoco di Sant’Antonio: un alleato inaspettato del cuore
La scoperta emersa dalla meta-analisi è interessante per diversi motivi. In primo luogo, nessuno degli studi analizzati era stato progettato per osservare effetti sul cuore. Eppure, i dati parlano chiaro: chi si vaccina ha meno probabilità di incorrere in eventi cardiovascolari maggiori.
Come spiegano i ricercatori, la protezione è stata osservata indipendentemente dal tipo di vaccino utilizzato e dall’età, anche se la protezione sembra leggermente più elevata tra i più giovani.
Cosa dice la scienza: serve cautela, ma le prospettive sono promettenti
Il dottor Charles Williams, direttore medico associato per i vaccini presso GSK e autore principale dello studio, sottolinea che si tratta di un risultato preliminare. Nonostante l’associazione tra vaccinazione e salute cardiovascolare sia incoraggiante, non è ancora possibile parlare di un rapporto causa-effetto diretto.
“Le ricerche disponibili sono state pensate per valutare l’efficacia del vaccino contro il fuoco di Sant’Antonio, non per misurare gli effetti sul cuore. Questo limita la possibilità di generalizzare i risultati”, — Dr. Charles Williams, GSK, Congresso ESC 2025
Anche il professor Bryan Williams, direttore scientifico della British Heart Foundation, in un’intervista al The Guardian ha ribadito l’importanza di continuare le indagini. Secondo lui, il nesso tra infiammazione e salute cardiovascolare è un possibile punto di partenza.
“Sappiamo che il fuoco di Sant’Antonio può generare un’infiammazione sistemica, e che questa infiammazione è coinvolta in molte malattie del cuore e della circolazione, inclusi infarto e ictus. Se la vaccinazione previene l’infiammazione, potrebbe offrire un effetto protettivo cardiovascolare”, ha spiegato.
Cosa significa per la salute pubblica italiana?
In Italia, il vaccino contro l’herpes zoster è raccomandato per gli over 65 e per alcune categorie a rischio. I nuovi dati potrebbero incentivare una maggiore aderenza vaccinale, non solo per prevenire la malattia in sé, ma anche per proteggere il cuore.
Chiariamo: non è un vaccino cardioprotettivo nel senso tradizionale, ma se studi futuri confermassero questa correlazione, potrebbe diventare un elemento in più nella prevenzione globale delle malattie cardiovascolari, soprattutto tra gli anziani.
Come si spiega il legame tra zona e infarto o ictus?
L’ipotesi più condivisa è quella dell’infiammazione cronica. Il fuoco di Sant’Antonio innesca una risposta infiammatoria sistemica che può danneggiare i vasi sanguigni, rendendoli più fragili o predisposti alla formazione di placche aterosclerotiche. Questo aumenta il rischio di eventi cardiovascolari come infarti o ictus.
Se il vaccino impedisce la riattivazione del virus, allora impedisce anche l’infiammazione associata. Ecco perché potrebbe avere effetti benefici anche sul sistema circolatorio.
Serve prudenza, ma il potenziale è enorme
Il vaccino contro il fuoco di Sant’Antonio è già un strumento prezioso per proteggere gli anziani da una malattia dolorosa e debilitante. Se, come suggeriscono gli studi più recenti, può anche contribuire alla salute del cuore, allora si tratta di un doppio vantaggio per la salute pubblica.
Ma è fondamentale proseguire con ricerche più specifiche e mirate, per confermare definitivamente questi risultati e comprendere meglio i meccanismi alla base.
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