Una ricerca senza precedenti solleva nuove preoccupazioni: il glifosato, ampiamente usato in agricoltura, è legato a un aumento del rischio di tumori nei test sugli animali.
Nel 2025, a dieci anni dalla classificazione del glifosato come “probabile cancerogeno” da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), una nuova e vastissima ricerca scientifica riapre il dibattito: può questo pesticida comunemente utilizzato favorire lo sviluppo di tumori?
La risposta, secondo uno studio pubblicato il 10 giugno 2025 sulla rivista Environmental Health, è allarmante: sì, il rischio tumorale aumenta anche con esposizioni considerate sicure dalle autorità europee.
Una ricerca imponente: oltre mille ratti esposti per due anni
Parliamo della più grande ricerca mai condotta su animali per valutare gli effetti del glifosato. Un’équipe internazionale di scienziati ha seguito per due anni l’evoluzione di oltre mille ratti, somministrando loro tre diverse dosi quotidiane di glifosato:
- 0,5 mg/kg al giorno, considerata a rischio trascurabile
- 5 mg/kg al giorno, la cosiddetta “dose giornaliera ammissibile” secondo l’Unione Europea
- 50 mg/kg al giorno, ritenuta “senza effetti nocivi osservabili”
Ma i risultati smentiscono questa convinzione. In tutte e tre le dosi, anche quella più bassa, sono stati osservati casi di tumori multipli con insorgenza precoce e aumento della mortalità.
Effetti gravi anche a basse dosi: cosa dice la scienza
Secondo gli autori dello studio:
«Abbiamo osservato un’insorgenza precoce e un aumento della mortalità per tumori multipli. Questi dati forniscono prove solide a sostegno della classificazione del glifosato come probabile cancerogeno per gli animali da laboratorio».
I ricercatori aggiungono che i risultati concordano con i dati epidemiologici esistenti sull’effetto cancerogeno del glifosato e degli HBG, ossia gli erbicidi a base di glifosato.
In altre parole: non si tratta di un caso isolato, ma di una conferma scientifica basata su più fonti.
Glifosato: usato ovunque, ma sempre più discusso
Il glifosato è l’erbicida più diffuso al mondo. Viene utilizzato in agricoltura, nei giardini pubblici e persino in ambito domestico per eliminare le erbacce. Proprio per la sua enorme diffusione, è al centro di un acceso dibattito da anni.
Già nel 2015, il Centro Internazionale di Ricerca sul Cancro (CIRC), organo dell’OMS, lo aveva classificato come “probabile cancerogeno per l’uomo”.
Eppure, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), nel 2023, ha dichiarato di non aver trovato elementi sufficienti per vietarne l’uso. La Commissione Europea ha quindi deciso di prolungare l’autorizzazione del glifosato fino al 2033.
Un’estensione che ha fatto discutere, anche perché alcuni Paesi europei, come Francia e Germania, avevano promesso di eliminarlo. In Francia, il presidente Emmanuel Macron aveva annunciato lo stop già nel 2017. Ma, ad oggi, il glifosato è ancora autorizzato.
“Le autorità hanno ignorato prove importanti”
Le organizzazioni ambientaliste e le ONG contrarie all’uso del glifosato sono insorte dopo la pubblicazione di questa nuova ricerca. In un comunicato congiunto, PAN Europe e Générations Futures hanno espresso una dura critica.
Angeliki Lysimachou, esperta scientifica delle due ONG, afferma:
«Questa pubblicazione, sottoposta a revisione scientifica, elimina ogni scusa per l’inazione. Le autorità hanno ignorato prove cruciali nella valutazione dei rischi. Il glifosato non soddisfa i criteri di sicurezza previsti dalla normativa europea.»
Parole forti, che mettono in dubbio l’imparzialità di alcune valutazioni scientifiche ufficiali.
L’Europa può ancora decidere: cosa accadrà ora
Nonostante l’autorizzazione europea sia stata prorogata fino al 2033, ogni Stato membro ha la possibilità di limitarne o vietarne l’uso sul proprio territorio. Alcuni Paesi stanno già valutando restrizioni.
Nel frattempo, la comunità scientifica e l’opinione pubblica continuano a chiedere maggiore trasparenza e una revisione indipendente delle autorizzazioni.
Ratti da laboratorio durante esperimenti scientifici: lo studio sul glifosato ha coinvolto oltre 1.000 esemplari in due anni.
Che cos’è il glifosato e dove si trova
Il glifosato è un principio attivo scoperto negli anni ’70 e utilizzato in erbicidi come il noto Roundup. Funziona bloccando un enzima essenziale per le piante, impedendo loro di crescere.
Si trova:
- Nei campi coltivati
- Nei bordi stradali
- Nei parchi pubblici
- In alcuni alimenti, come cereali, pane, birra e vino
Secondo l’EFSA, l’esposizione alimentare è “bassa”, ma molte associazioni indipendenti non condividono questa valutazione.
Quali sono i rischi per la salute umana?
Secondo gli studi più recenti, il glifosato potrebbe essere legato a vari tipi di tumore, in particolare:
- Linfoma non-Hodgkin
- Tumori al fegato
- Tumori renali
Inoltre, alcuni studi suggeriscono potenziali effetti sul sistema endocrino, sul microbiota intestinale e sulla fertilità.
FAQ – Domande frequenti sul glifosato
Il glifosato è vietato in Italia?
No. È autorizzato, anche se soggetto a restrizioni d’uso.
Posso trovare residui di glifosato nei cibi?
Sì, in tracce. In particolare in cereali, legumi e prodotti trasformati.
Esistono alternative?
Sì, ma secondo molti agricoltori non sono ancora efficaci o economicamente sostenibili quanto il glifosato.
Cosa posso fare per proteggermi?
Preferire cibi biologici e lavare accuratamente frutta e verdura.
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