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Kazakistan, uomo vince una causa con ChatGPT come avvocato

di SapereOra
25 Marzo 2025
in Dal mondo, Primo Piano
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Kazakistan, uomo vince una causa con ChatGPT come avvocato

Nel cuore di Almaty, la vibrante capitale economica del Kazakistan, un uomo di nome Kencebek Ismailov, 23 anni, ha scritto una pagina di storia giudiziaria tanto insolita quanto affascinante. Lo scorso dicembre 2024, Kencebek riceve una multa di 5.800 tenge (circa 11 euro) per una presunta violazione del codice della strada: il sorpasso di un camion fermo vicino a un incrocio mentre accompagna la madre in ospedale. Convinto dell’ingiustizia della sanzione, l’uomo decide di non arrendersi. Dopo un primo reclamo respinto dalla polizia locale, sceglie un alleato insolito per il suo ricorso in tribunale: ChatGPT, il celebre chatbot di intelligenza artificiale sviluppato da OpenAI. La vicenda, riportata dall’agenzia di stampa Trend e amplificata dai media locali, culmina con una vittoria sorprendente: la multa annullata in appena 10 minuti di udienza.

Da una sanzione a una battaglia legale

Tutto inizia in una fredda giornata di dicembre. Kencebek, alla guida della sua auto, si trova bloccato da una “Gazelle” – un camioncino comune in Kazakistan – fermo davanti a lui. Con la madre bisognosa di cure urgenti, decide di sorpassare il veicolo, un’azione che gli costa la sanzione per aver violato le norme stradali. “Non avevo scelta, dovevo agire velocemente”, racconta l’uomo sul suo canale Telegram, come riportato dai media. La polizia, però, non accetta le sue giustificazioni e rigetta il reclamo iniziale. Lungi dal desistere, Kencebek opta per una strategia audace: portare il caso davanti a un giudice, affidandosi non a un avvocato in carne e ossa, ma a un’intelligenza artificiale.

ChatGPT entra in aula

Kencebek si rivolge a ChatGPT per preparare il suo ricorso. Il chatbot, noto per la sua capacità di generare testi coerenti e dettagliati, lo aiuta a redigere un documento legale che contesta la legittimità della multa. Ma il supporto dell’IA non si ferma qui. Durante l’udienza, l’uomo utilizza una funzione avanzata di ChatGPT – la modalità di sintesi vocale – per ottenere risposte in tempo reale alle domande del giudice e del pubblico ministero. “Ho inserito i dettagli del caso e le accuse, e ChatGPT ha fornito argomentazioni solide”, spiega Kencebek. In tribunale, il chatbot ribatte con precisione alle obiezioni, sostenendo che il sorpasso era giustificato dall’emergenza e che la sanzione violava i principi di proporzionalità. Il risultato? Il giudice annulla la multa dopo un’udienza lampo di soli 10 minuti, un tempo record che lascia tutti sbalorditi.

Un trionfo che fa discutere

La vittoria di Kencebek non passa inosservata. Sui social media kazaki, la notizia rimbalza rapidamente, suscitando reazioni contrastanti. Alcuni lodano l’ingegno dell’uomo e il potenziale dell’intelligenza artificiale nel rendere la giustizia più accessibile. “È una rivoluzione: chiunque può difendersi senza spendere una fortuna in avvocati”, scrive un utente su Telegram. Altri, invece, esprimono preoccupazione: l’uso di un’IA in tribunale potrebbe aprire la porta a errori o abusi? Il caso richiama precedenti internazionali, come quello di Millie Houlton, una studentessa britannica che nel 2023 usò ChatGPT per annullare una multa a York, o il tentativo di DoNotPay negli Stati Uniti di introdurre un’IA in aula, bloccato dalle autorità legali. In Kazakistan, però, Kencebek dimostra che l’esperimento può funzionare.

L’IA e il futuro della giustizia

Questo episodio solleva interrogativi profondi sul ruolo dell’intelligenza artificiale nei sistemi giudiziari. ChatGPT, progettato per conversare e generare testi, non è un avvocato qualificato, eppure si rivela un alleato formidabile per Kencebek. La sua capacità di analizzare rapidamente i dati e rispondere in tempo reale offre un vantaggio inedito, soprattutto in un paese come il Kazakistan, dove l’accesso a consulenze legali può essere costoso o limitato. Tuttavia, gli esperti avvertono: l’IA può “allucinare”, ossia inventare informazioni, come dimostrato in casi giudiziari negli Stati Uniti dove avvocati sono stati sanzionati per aver citato precedenti falsi generati da ChatGPT. Nel caso di Kencebek, l’approccio sembra aver funzionato, ma il successo potrebbe dipendere dalla semplicità del caso e dalla tolleranza del giudice.

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Tag: AlmatychatGPTgiustiziainnovazioneintelligenza artificialeKazakistanKencebek Ismailovmulta stradaleTecnologiatribunale
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