Negli ultimi anni, governi e investitori parlano sempre più spesso di ZES. Ma di cosa si tratta esattamente?
Molti le associano a porti e grandi aree industriali, ma il loro funzionamento è più articolato e strategico.
Sono nate per attrarre investimenti, creare occupazione e favorire lo sviluppo di territori svantaggiati.
Nel 2025, in Italia, le ZES sono al centro di una trasformazione che promette vantaggi concreti per imprese e lavoratori.
Origine e definizione delle ZES
Il concetto di Zona Economica Speciale nasce negli anni ’70, con i primi esperimenti in Asia, in particolare a Shenzhen, in Cina.
L’idea di base: creare un’area delimitata dove le imprese possono operare con regole fiscali, doganali e burocratiche più vantaggiose rispetto al resto del Paese.
Le ZES sono quindi aree geografiche con un regime economico speciale, stabilito dalla legge, per stimolare investimenti e competitività.
In Italia, sono state introdotte nel 2017 per rilanciare le regioni meridionali, spesso penalizzate da infrastrutture carenti e minori investimenti privati.
Come funzionano le ZES
Il meccanismo è semplice ma potente:
- Agevolazioni fiscali: credito d’imposta per investimenti in beni strumentali.
- Semplificazioni burocratiche: autorizzazioni più rapide per avviare attività.
- Incentivi doganali: snellimento delle procedure di import-export.
- Infrastrutture potenziate: accesso facilitato a porti, ferrovie e autostrade.
Per entrare in una ZES, un’azienda deve stabilire lì la propria sede operativa o produttiva e rispettare determinati requisiti di investimento.
La riforma 2024-2025: la ZES Unica del Mezzogiorno
Dal 1° gennaio 2024, l’Italia ha unificato le otto ZES esistenti in un’unica ZES del Mezzogiorno, che copre tutte le regioni meridionali: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. Da ieri, 4 agosto 2025, si sono aggiunte anche Umbria e Marche.
Questo cambiamento ha semplificato la governance, centralizzando le autorizzazioni in un solo sportello digitale nazionale.
Novità principali:
- Procedura unica online per tutte le richieste.
- Maggiore coordinamento con i porti e le zone logistiche semplificate.
- Accesso a fondi europei e PNRR per infrastrutture strategiche.
Opportunità per le imprese
Entrare in una ZES può portare benefici concreti, soprattutto per le aziende che vogliono esportare o investire in impianti produttivi.
Vantaggi principali:
- Riduzione del carico fiscale sugli investimenti.
- Tempi più rapidi per aprire e ampliare stabilimenti.
- Collegamenti diretti con i porti, ideali per il commercio internazionale.
- Possibilità di accedere a programmi di formazione del personale cofinanziati.
Le ZES favoriscono anche l’innovazione tecnologica, grazie a collaborazioni con università e centri di ricerca locali.
Effetti sull’economia locale
Oltre ai benefici per le aziende, le ZES possono cambiare il volto di un territorio:
- Creano nuovi posti di lavoro diretti e indiretti.
- Stimolano il settore logistico e dei trasporti.
- Attirano investimenti stranieri.
- Valorizzano le risorse locali, come prodotti agroalimentari e turismo industriale.
Secondo stime del Ministero per il Sud, le ZES italiane potrebbero generare oltre 100.000 nuovi posti di lavoro entro il 2030 se sfruttate al massimo delle loro potenzialità.
Criticità e sfide
Nonostante i vantaggi, le ZES non sono una soluzione automatica.
Serve una gestione trasparente, investimenti in infrastrutture e una strategia per attrarre imprese anche dall’estero.
In passato, alcuni progetti sono stati rallentati da burocrazia e scarsa promozione internazionale.
Gli esperti sottolineano che il successo dipende dalla capacità di fare sistema tra imprese, istituzioni e università.
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FAQ
Chi può beneficiare delle ZES?
Imprese di qualsiasi settore che investono in beni strumentali all’interno della ZES.
Quanto dura lo status di ZES per un’area?
In Italia, la ZES Unica del Mezzogiorno è prevista fino al 2034.
Serve avere già una sede nel Sud per accedere ai benefici?
No, basta aprire un’unità produttiva o operativa nella ZES.




